
| <iframe frameborder="0" scrolling="no" width="420" height="315" name="youteatro" src="http://www.youteatro.it/embeed.asp?video=blackbird_piccoloPROMO.flv&title= BLACKBIRD | PICCOLO TEATRO | con Massimo Popolizio e Anna Della Rosa. &IDvideo=74337404&width=&height="></iframe> Blackbird: l’inguaribile ferita di un amore sbagliato.
Il rapporto tra un uomo adulto e una bambina, un tema scomodo affrontato attraverso il linguaggio teatrale con un estremo
rigore morale, al di fuori di ogni aspetto scandalistico.
Dopo Donna Rosita nubile dell’amato Garcia Lorca – grande successo della scorsa stagione e in tournée in quella in corso – Lluís Pasqual si cimenta con un testo scomodo e terribilmente attuale sulle ferite inguaribili di un amore sbagliato, Blackbird del quarantenne David Harrower, rivelazione della nuova drammaturgia scozzese.
Lo spettacolo, in scena per oltre un mese al Teatro Studio Expo, dal 26 aprile al 29 maggio 2011, è la terza produzione che il regista catalano firma per il Piccolo Teatro di Milano, sua “seconda casa”, a 25 anni esatti dalla prima, El Público di Garcia Lorca, accolto nel 1986 con uno strepitoso successo proprio allo Studio in occasione della sua apertura.
In Blackbird si affronta un tema drammatico, l’amore di un uomo adulto per una bambina, da una prospettiva diversa. “Mettere in scena Blackbird”, spiega Pasqual, “significa portare in evidenza un tema che tutti conosciamo nella sua realtà quotidiana, per guardarlo in modo più profondo, al di fuori di ogni significato scandalistico”. Il linguaggio teatrale diventa lo strumento privilegiato per uno sguardo “altro” sulle cose, soprattutto quando si tratta di vicende scomode e, quindi, spesso taciute. Così, attraverso le molte stratificazioni del testo e i numerosi livelli di lettura, l’ordinaria storia di una violenza si trasforma in una grande storia d’amore, che lega indissolubilmente, in maniera unica e crudele, due esseri umani. Una discesa negli inferi dell’animo umano, che dell’animo umano prova a svelare le ombre, le mille paurose sfumature.
Data la delicatezza dell’argomento, pur trattato con un estremo rigore morale, lo spettacolo è vivamente sconsigliato ai minori.
La genesi di BLACKBIRD
Fino al 2003, il nome di Harrower è legato solo alle sue pièces di ispirazione scozzese e di modesto successo, esclusa la sola Knives in Hens, definito un “classico moderno”.
In quell’anno Brian McMaster, direttore dell’International Festival di Edimburgo, gli commissiona un testo: il drammaturgo ha carta bianca e due anni per presentare il lavoro al regista tedesco Peter Stein, che lo metterà in scena. L’inizio della collaborazione con Stein è travagliato: quando Harrower lo incontra in Umbria, il regista dichiara di aver detestato la sua ultima opera (Dark Earth) e lo sprona a scrivere qualcosa di completamente differente, pena il fallimento del progetto.
Scoraggiato, Harrower si impegna nella stesura di un testo ispirato al caso giudiziario di Tony Studebaker, ex-marine americano che intrecciò una relazione on-line con una dodicenne di cui ignorava l’età e fu incarcerato per rapimento e reati a sfondo sessuale.
Dopo nove mesi, ha steso un testo troppo complesso: 3 atti per 18 personaggi, fra cui il fantasma del cantante Marvin Gaye e un coro di voci bianche che intona “Sexual Healing”. Capisce che non può funzionare. In quattro settimane condensa il testo all’essenza: l’incontro e il confronto fra due personaggi, un uomo e una donna.
Racconta Harrower: “Non ci fu bisogno di spiegare molto. Peter intuì in fretta di cosa si trattava esattamente (…) non fece altro che prendere il testo dalle mie mani… e abitarlo”.
“Blackbird per me fu davvero una rivelazione”, dice Harrower “perché di solito non scrivo così. È stata un’operazione difficile, irripetibile, che ha investito anche la lingua. Non c’è molta punteggiatura. Mi sono accorto che non potevo usare frasi con un punto e a capo, perché troppo cristalline, troppo finite. La forma rispecchia, in un certo senso, l’incertezza di persone che si aggirano una intorno all’altra. Non potevo usare materiale tratto semplicemente dalle pagine dei giornali”.
Il tema dell’abuso è scottante. Ma non è quello il cuore dell’interesse per l’autore, che spiega: “Mi sembrava insensato scrivere un testo sulla pedofilia, e dire la pedofilia è un male: lo sanno tutti. Dovevo cercare più in profondità (…) Pensavo anche che le donne si sarebbero schierate contro di me. Invece, alcune amiche mi hanno poi raccontato di aver avuto relazioni con uomini molto più adulti e di essere sempre rimaste convinte di aver agito nel giusto”.
Il titolo dell’opera, tradotto letteralmente, significa “il merlo”, mentre nello slang britannico vuole anche dire “una ragazza”. Harrower conferma che deriva dall’omonima canzone di Paul Mc Cartney aggiungendo che, nella sua immaginazione, la colonna sonora della fuga d’amore di Una e Ray è “The White Album” dei Beatles. Il merlo corrisponde anche al travestimento adottato da Satana per indurre in tentazione un santo – San Benedetto, secondo alcune fonti iconografiche – spingendolo a desiderare una fanciulla: il drammaturgo scopre questo legame quando ha già scelto il titolo e, con sorpresa, si accorge che calza a pennello al testo.
Il caso Studebaker
Toby Studebaker è un ex-marine dell’esercito americano, membro di un’unità anti-terrorismo, coinvolto in operazioni contro Al-Quaeda a seguito dell’11 settembre 2001. Nel 2003 è giudicato e incarcerato per il rapimento di una ragazzina di 11 anni, Shevaun Pennington, di nazionalità inglese, conosciuta via internet. Tutto inizia quando Shevaun racconta a Toby di avere 17 anni e intreccia con lui una relazione nutrita di espliciti messaggi erotici. Un giorno dice ai genitori che uscirà per un giro con le amichette: in realtà, lei e Toby hanno architettato una fuga che li porterà insieme prima a Parigi, poi a Strasburgo e a Francoforte, dove la storia finisce. Cinque giorni in tutto, al termine dei quali Studebaker è arrestato ed estradato. Davanti alla Corte di Manchester, si dichiara colpevole di rapimento e abuso sessuale. Trascorre 4 anni e mezzo in prigione, è trasferito negli Stati Uniti e qui condannato dalla corte Federale ad altri 11 anni e 4 mesi, con l’ulteriore accusa di espatrio di minore a scopi sessuali. Si aggiunge una condanna simultanea a 7 anni e 11 mesi, per detenzione di materiale pedopornografico. Blackbird è ispirato a questi fatti.
Blackbird
di David Harrower
versione italiana Alessandra Serra
regia Lluís Pasqual
assistente alla regia Juan Carlos Martel Bayod
scene Paco Azorín | costumi Chiara Donato
luci Claudio De Pace
Personaggi | Interpreti
Ray | Massimo Popolizio
Una | Anna Della Rosa
Ragazzina | Silvia Altrui
Produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa
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